lunedì 27 aprile 2020

Il rispetto delle regole, paga? Un racconto della Prof. Tuè





Quali modelli stanno emergendo nella gestione di collaboratori e candidati che si approcciano ad un’azienda? Quali sono le competenze comuni tra le due funzioni?
Disoccupati, neolaureati alla ricerca della prima occupazione, occupati alla ricerca di un’occupazione migliore: là fuori c’è un intero esercito di persone che tutti i giorni guarda i nuovi annunci di lavoro, invia curricula e sostiene colloqui di lavoro. La macchina della ricerca del personale non si ferma mai, e tutto quello che i candidati devono fare è presentarsi al meglio e seguire tutte le regole del caso per assicurarsi la posizione più consona alle loro capacità.
Sono stato incuriosito da un racconto della mia collega la Prof. Rosetta Tuè, oggi stimata e apprezzata docente di Italiano e Storia dell'Arte nei corsi di obbligo formativo, ma come tutti noi agli inizi desiderosi di fare tanta esperienza professionale. Vi prego di leggere attentamente la storia, perché ha un finale esilarante. Chi di noi si rivede in questa storia, può lasciare un commento.
Buona lettura e grazie Rosetta.

Vi racconto che...
Mi ero iscritta da poco all'Università e l'esigenza di guadagnare qualcosa in più da integrare a ciò che mi davano i miei genitori mi spinse ad accettare un lavoro di volantinaggio. 
Dopo aver letto un annuncio su un giornale, io e la mia amica ci recammo presso questa agenzia che ricercava personale per attività di volantinaggio. Oltre a noi due, si presentarono anche alcune persone abbastanza mature e questo mi indusse profonda tristezza. Ci spiegarono che ci avrebbero fornito un certo numero di volantini, che - dato che stamparli costava -  dovevamo rigorosamente consegnarne uno e solo uno a persona; che al fine di verificare che effettivamente rispettassimo tale disposizione qualcuno, sotto mentite spoglie, sarebbe passato a controllare. Ci dissero che avremmo lavorato su zone assegnate (agli incroci dei semafori, per intenderci!) e che per le due ore di lavoro fatto avremmo ricevuto 10 euro di paga.  
Come se ci avessero assunto per il lavoro e la paga migliore di questo mondo, ci congedarono con tanti sorrisi e pacche sulle spalle, strette di mano e promesse di proficua collaborazione. Il giorno seguente, all'orario convenuto, io e la mia amica ci recammo in agenzia.
Il tizio ci consegnò un fascio di volantini ciascuno e ci indicò la rispettiva zona (incrocio del semaforo) di lavoro. Nuovamente ci raccomandò di consegnare un solo volantino per volta.
Io e la mia amica ci separammo. Raggiunsi l'incrocio assegnatomi e sospirando decisi di provare "l'entusiasmante esperienza". 
Quanti ragionamenti feci tra me e me in quel momento! Avevo già deciso che non mi sarei ripresentata; mi sentivo umiliata e mi vergognavo. Ma per quell' incontrollabile senso di responsabilità a onorare gli impegni presi, decisi di portare a termine quell'assurda esperienza di lavoro.
Cominciai a distribuire volantini, rigorosamente uno a persona, ogni qual volta le auto si fermavano al rosso del semaforo. Andavo avanti e indietro tra gli automobilisti annoiati e contavo i minuti. Stavo per terminare il mio turno di lavoro quando consegnai un volantino a un signore di mezza età. "Può darmene un altro, per favore?" Senza pensarci, estrassi un volantino dalla sacca a tracolla e glielo consegniai ma, nello stesso istante in cui lui ingranò la marcia e si allontanò io reagii con un sussulto e pronunciai un flebile "no".
Mi aveva sorriso mentre gli consegnavo il secondo volantino ed era un sorriso da ingannatori, uno di quei sorrisi che dicono: " ti ho fregato, ti ho sgamato!"
Avvilita (ma perché poi? Che diavolo me ne importava? Avevo deciso di non presentarmi più, no? E allora?) mi avviai verso l'agenzia dove, poco dopo, mi raggiunse la mia amica. Ci "pagarono", come pattuito, con la somma di dieci euro e ci salutarono dicendoci che avrebbero chiamato loro una volta avuto il riscontro da parte dei "controllori" . Incamminandomi verso casa mi consultai con la mia amica la quale mi disse che lei, i volant
ini, per sbrigarsi prima, li aveva distribuiti a manciate, altro che uno a persona!
Dopo qualche giorno, il tizio dell'agenzia contattò la mia amica per assumerla come addetta al volantinaggio, avendo superato la prova Io, invece, non sono mai stata ricontattata. 
Il pensiero che l'aver rispettato scrupolosamente le disposizioni di lavoro non mi avesse portato nessun beneficio andava paurosamente a cozzare con l'immagine di una persona che di quelle disposizioni se n'era altamente fregata e nonostante ciò aveva ottenuto il lavoro.

Hasta la próxima
M. U.

3 commenti:

  1. A quell'esperienza, oggi, ci penso sorridendo. Ma è un sorriso amaro che si aggiunge ai tanti, mille sorrisi amari di chi -ogni giorno - si forma, acquisisce competenze, saperi e flessibilità preparandosi al mondo del lavoro senza avere nessuna certezza di farne realmente parte o di riceverne la giusta valorizzazione.
    Grazie, Massimiliano

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  2. Complimenti ad entrambi! Bellissima la presentazione del prof Urso e meravigliosa la testimonianza della prof Tuè.

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